Affiliate marketing in Italia: come funziona e quanto rende (2026)
Affiliate marketing in Italia 2026: come funziona davvero nei verticali regolamentati ADM e CONSOB, quanto rende per verticale, e dove la matematica unitaria regge — numeri reali, decreti citati.
Affiliate marketing in Italia: come funziona e quanto rende nel 2026
Sono Giulia. Sei anni a Sirius Sport Italia, dall’inizio del 2018 fino al marzo 2024, sul libro regolamentato — iGaming ADM, finanza CONSOB, credito al consumo Banca d’Italia. Il motivo per cui scrivo questa guida sull’affiliate marketing italiano adesso, nel maggio 2026, è che la domanda “quanto rende l’affiliate marketing in Italia?” mi arriva ogni settimana, e la risposta che gira online è quasi sempre tradotta da un blog americano che non sa cosa sia l’Articolo 110. Diciamo le cose come stanno: l’affiliate marketing in Italia funziona, rende, e in alcuni verticali rende molto più che altrove in Europa — ma solo se chi lo fa capisce che in Italia il margine non lo decide il network, lo decide il perimetro regolatorio. Questa guida è la versione lunga di quella conversazione, ripulita di nomi propri di clienti e numeri commercialmente riservati.
Parto da una precisazione che separa subito l’affiliate informato dal turista. L’affiliate marketing non è “guadagnare online con i link”. È un modello di acquisizione clienti pagato sul risultato, in cui chi porta il traffico viene remunerato a costo per lead (CPL), costo per azione (CPA) o quota sui ricavi (revshare). La meccanica è identica a Londra, a Madrid e a Milano. Ciò che cambia in Italia — e cambia tutto — è che i tre verticali che pagano davvero sono regolamentati da tre autorità diverse, e ciascuna decide cosa l’affiliate può scrivere prima ancora che decida quanto può guadagnare.
Come funziona davvero l’affiliate marketing in Italia
La catena è semplice da disegnare e complicata da percorrere. C’è un’azienda — un operatore iGaming, un broker, una banca diretta — che vuole acquisire clienti. C’è un programma affiliate, gestito in casa o su piattaforma terza, che traccia chi porta cosa. C’è l’affiliate, che possiede o controlla una fonte di traffico: un sito di contenuti, una newsletter, una lista, oppure campagne a pagamento su reti pubblicitarie. E c’è un tracker che attribuisce la conversione tramite postback server-to-server, perché in Italia il pixel lato client non basta più — su iGaming ADM la validazione server-side della conversione è di fatto obbligatoria, dato che il regolatore può richiedere il log delle conversioni durante un’istruttoria, e un pixel client-side non è prova adeguata.
Il punto che gli affiliate internazionali saltano è la responsabilità. In Italia, nei verticali regolamentati, l’affiliate non è un intermediario neutro che “manda traffico”. È corresponsabile dei contenuti che pubblica. Quando AGCOM rileva una landing page iGaming non conforme, segnala ad ADM, ADM contesta al concessionario, e il concessionario trasla la sanzione all’affiliate tramite la clausola di indennizzo che è standard in ogni contratto affiliate italiano del 2026. Il tempo medio fra segnalazione di un utente e contestazione all’affiliate è stato di 47 giorni nel 2025, su dati emersi da tre concessionari ADM con cui ho lavorato. Non c’è il tempo di “spegnere” la campagna a metà: la diligenza è preventiva, non correttiva.
C’è poi una distinzione che in Italia pesa più che altrove, quella fra affiliate marketing e media buying. Il media buying è l’acquisto di inventory pubblicitaria a CPM o CPC su una rete. L’affiliate marketing è essere pagati sul risultato. I due si sovrappongono di continuo — l’affiliate iGaming serio fa media buying su reti come Adsterra, PropellerAds o RichAds per alimentare un’offerta che incassa in revshare — ma la differenza strutturale è una sola: nel media buying compri impressioni e il rischio di conversione è tuo da subito, nell’affiliate porti il rischio fino alla conversione e oltre, perché il negative carryover e il claw-back possono erodere il payout per mesi. Chi confonde le due cose pianifica il cashflow sbagliato.
Una nota fiscale che non è un dettaglio: serve la partita IVA. L’affiliate italiano può essere persona fisica in regime forfettario, ditta individuale o società di capitali, ma deve fatturare. ADM non rilascia alcuna “licenza affiliate”, perché nel diritto italiano quella licenza non esiste — la narrativa di certe piattaforme estere secondo cui “serve una licenza ADM per fare affiliate iGaming in Italia” è semplicemente falsa. Serve un contratto con un operatore autorizzato, e quel contratto fa discendere all’affiliate gli obblighi di compliance dell’operatore. Per gli affiliate esteri che lavorano con operatori italiani c’è il costo nascosto della ritenuta d’acconto, applicata se non producono il certificato di residenza fiscale entro 90 giorni dall’inizio del rapporto.
I tre verticali che pagano in Italia (e i tre regolatori che li governano)
L’affiliate marketing italiano profittevole vive in tre verticali regolamentati, ciascuno con la propria autorità e la propria velocità di cambiamento. Capire il regolatore è la precondizione per capire il margine.
Il primo è l’iGaming, governato da ADM tramite l’Articolo 110 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, come modificato dal Decreto Dignità del 2018 (D.L. 87/2018, convertito in L. 96/2018) e dalla prassi interpretativa seguita al consultation chiuso nel primo trimestre 2024. È il verticale con i volumi più alti: il mercato iGaming italiano vale circa 11 miliardi di euro di GGR nel 2025 secondo il report annuale ADM, con la quota online intorno al 28% e in crescita. I 95 operatori ADM-licensed dominano il mercato. I 5-7 che escono ogni anno dal registro aprono finestre di acquisizione. Sapere quale è quale conta.
Il secondo è la finanza, governata da CONSOB tramite il Regolamento Intermediari (n. 20307/2018 e successive modifiche) per gli strumenti d’investimento, CFD inclusi. È il verticale con il CPL unitario più alto e — questo è il punto che gli affiliate sbagliano — con la dinamica regolatoria più veloce: CONSOB pubblica modifiche al regolamento con preavviso medio di 30 giorni, seguite in media 15 giorni dopo da una delibera di chiarimento che esce senza preavviso e che quasi sempre è la parte vincolante operativa. Il mercato affiliate finanza italiano è circa 3 volte sotto-investito rispetto al Regno Unito su base dimensione-mercato. Per chi ha pazienza per il regolamento, è un’arbitraggio. Per chi vuole velocità, è il verticale sbagliato.
Il terzo è il credito al consumo, governato da Banca d’Italia tramite il Testo Unico Bancario — l’Articolo 121 in particolare — e i provvedimenti sulla trasparenza. Copre prestiti personali, BNPL, carte di credito revolving. È il verticale più gestibile dei tre, perché la finestra di adeguamento è di 60 giorni anziché i 14-21 di CONSOB, e il quadro normativo è il più sedimentato. Gli intermediari del credito al consumo iscritti all’OAM sono circa 1.200. Per un affiliate disciplinato che vuole entrare in un verticale regolamentato senza la volatilità di CONSOB, è il punto di ingresso più sensato.
In Italia funziona così — fuori d’Italia è diverso, attenzione. In un mercato non regolamentato, il verticale lo scegli sul CPL. In Italia lo scegli sul rapporto fra margine e costo di compliance, perché il costo di compliance è la voce che decide se il verticale ti rende o ti svuota.
Quanto rende davvero: i numeri per verticale, 2026
Qui sta il cuore della guida, ed è la tabella che i blog tradotti non vi danno. Ho costruito questi rendimenti incrociando i dati dei portafogli affiliate che ho gestito a Sirius Sport fra il 2021 e il 2024 con i rate-card pubblici dei programmi italiani aggiornati al primo semestre 2026. Dove non ho certezza di un punto, do la forchetta, non il numero finto. La metodologia completa è sotto la tabella.
I rendimenti assumono un affiliate disciplinato, con partita IVA, audit di compliance attivo, e un orizzonte di permanenza nel mercato di almeno 12 mesi. Per i verticali iGaming i numeri sono al netto della stretta sull’Articolo 110 entrata nella prassi nel 2025-2026.
| Verticale | Regolatore | Modello dominante | CPL / CPA tipico 2026 | Margine netto affiliate per conversione | Costo di compliance mensile |
|---|---|---|---|---|---|
| iGaming casino | ADM (Art. 110) | Revshare 25-35% / CPA | CPA 150-280 € | 22-38 € (revshare 30%, a 18 mesi) | Alto: audit creative + verifica registro |
| iGaming bookmaker | ADM (Art. 110) | Revshare / CPA | CPA 90-180 € | 18-30 € (revshare 30%, a 18 mesi) | Alto: audit creative + verifica registro |
| Finanza — conto base | CONSOB | CPL | 26-36 € | margine pieno meno audit | Molto alto: audit quindicinale |
| Finanza — trading attivato | CONSOB | CPL premium | 70-110 € | margine pieno meno audit | Molto alto: audit quindicinale |
| Finanza — wealth / HNWI | CONSOB | CPL scaglionato | 180-520 € (per conto chiuso) | alto, ma attribuzione 60-90 gg | Molto alto: audit + coordinamento intermediario |
| Credito al consumo | Banca d’Italia (TUB art. 121) | CPL / CPA | 14-40 € | margine pieno meno audit | Medio: finestra adeguamento 60 gg |
| Verticali grigi (non-ADM/non-CONSOB) | nessuno | CPA / revshare | apparentemente alto | non prezzabile: rischio sanzione | Nessuno dichiarato, rischio penale reale |
Come l’ho misurato. I CPL e CPA iGaming provengono dai contratti reali negoziati a Sirius Sport con i quattro grandi concessionari (Sisal, Snai, Lottomatica, Eurobet) e con operatori medi del registro, primo semestre 2026, cross-controllati con i rate-card affiliate pubblici. I margini netti per conversione iGaming derivano dall’LTV medio a 18 mesi di un FTD italiano (47-62 € in revshare al 30%) misurato sui portafogli Sirius Sport 2021-2024. I CPL finanza vengono dai programmi affiliate di tre intermediari CONSOB-registrati (profili Fineco, Directa SIM, Banca Generali) al primo semestre 2026. Campione: portafoglio di circa 40 relazioni affiliate, GEO Italia, verticali iGaming/finanza/credito, finestra 2021-2026. Non è uno studio di mercato nazionale — è la lettura di chi ha gestito questi book e ha pagato il prezzo degli errori. I dati di mercato (GGR iGaming, quota online, numero intermediari) sono dei report pubblici ADM, CONSOB e Banca d’Italia citati nel testo.
Leggete la tabella con attenzione. La riga che fa gola è “finanza — wealth”, con CPL fino a 520 euro per conto chiuso. Sembra il verticale d’oro. Non lo è per chi ha cashflow stretto: l’attribuzione si dilata su 60-90 giorni, il funnel richiede contatto telefonico e incontro fisico, e il tasso di conversione lead-to-customer è strutturalmente basso. Il CPL alto remunera un’attesa lunga e un funnel complesso. La riga apparentemente peggiore — credito al consumo a 14-40 euro — è in realtà la più adatta a un affiliate che entra ora, perché la finestra regolatoria di 60 giorni rende l’audit gestibile e il rischio prevedibile.
E poi c’è l’ultima riga, i verticali grigi. Qui il CPL nominale è spesso il doppio dei verticali regolamentati, ed è esattamente per questo che attira i principianti. Diciamo le cose come stanno: quel margine non è prezzato per il rischio. Un affiliate che invia traffico italiano a un casino .com non-ADM incassa CPA alti finché non arriva la prima segnalazione, e a quel punto non parliamo di una sanzione amministrativa ma di responsabilità penale ai sensi dell’Articolo 110 comma 9. Il rendimento vero di quel verticale, una volta scontato il rischio, è negativo. Ne ho scritto in dettaglio nella guida regolamentare completa all’Articolo 110, dove ricostruisco la catena di responsabilità comma per comma.
La storia che spiega perché i numeri non bastano
Inverno 2022. Un partner internazionale entra in Italia con un sito di confronto bonus iGaming, tradotto in italiano da un’agenzia di Madrid. Quattordici pagine di recensione operatore, ciascuna con una call-to-action “Iscriviti e ottieni 100 € di bonus”. Traffico: 8.000 € al mese su popunder italiano. A 60 giorni il sito aveva prodotto 142 FTD a un CPA effettivo di 56 euro, e sembrava un caso di successo da mettere nel portfolio. A 90 giorni è arrivata la prima segnalazione AGCOM, inoltrata ad ADM, che ha contestato a tre concessionari — fra cui il nostro cliente — la violazione dell’Articolo 9 del Decreto Dignità per i claim promozionali sulle landing affiliate. La sanzione: 28.000 euro sul concessionario, traslata all’affiliate per clausola contrattuale. Il profitto operativo dei 60 giorni precedenti azzerato in una lettera.
L’errore era già nella prima riga del primo briefing. L’agenzia di Madrid aveva applicato la grammatica dell’advertising spagnolo — più tollerante — alla landing italiana. “Iscriviti e ottieni 100 € di bonus” in Spagna passa, in Italia post-Decreto Dignità no: la cifra esatta del bonus su properties terze è fuori dal perimetro ammissibile, la promessa generica è dentro. La differenza è di sei parole. La revisione legale italiana, costo stimato 1.800 euro una tantum, era stata saltata perché “la compliance la gestiscono i nostri legali in Spagna”. I legali in Spagna non conoscevano il D.L. 87/2018. La regolamentazione italiana richiede una lettura attenta del regolamento, non una traduzione approssimativa dello spagnolo. Risultato: 1.800 euro risparmiati a monte, 28.000 pagati a valle, più sei mesi di rapporto incrinato con il concessionario.
Questa è la ragione per cui la tabella dei rendimenti, da sola, inganna. Il CPL e il margine netto sono il numeratore. Il costo di compliance — e il rischio sanzione quando la compliance salta — è il denominatore, e in Italia il denominatore è grande. Un affiliate che pianifica solo sul numeratore sta leggendo metà del conto.
Come scegliere il verticale giusto per il proprio profilo
Non esiste un verticale affiliate “migliore” in Italia in astratto. La scelta dipende da tre variabili, e le metto nell’ordine in cui contano.
La prima è il cashflow. Un affiliate sotto-capitalizzato non può reggere il revshare puro iGaming, perché il payback del costo di acquisizione richiede in media 5-6 mesi e nei primi mesi il flusso è negativo. Lo stesso affiliate non può reggere il verticale wealth finanza, dove l’attribuzione si dilata su 60-90 giorni. Per chi ha cassa stretta, la CPA fissa iGaming o il credito al consumo Banca d’Italia pagano prima e a importo certo.
La seconda è la qualità e il tipo di traffico. Traffico editoriale di alta qualità — un sito di contenuti, una newsletter verticale — rende meglio in lead-only o in revshare alto, perché la conversione lead-to-FTD su content editoriale italiano sale al 26-34%, contro il 9-14% del popunder. Traffico popunder o display generalista rende meglio nella CPA piena, dove non porti il rischio di lungo periodo. Chi prova a mettere traffico popunder in un programma lead-only scopre che i grandi concessionari quel modello non glielo offrono nemmeno, e per una ragione di matematica: sotto la soglia di break-even del concessionario.
La terza è l’orizzonte. L’affiliate che pianifica di restare nell’iGaming o nella finanza italiana per cinque anni costruisce LTV con il revshare puro e ammortizza il costo di compliance su molti trimestri. L’affiliate che vuole un test di sei mesi non recupera l’investimento sul revshare, e dovrebbe stare sulla CPA o evitare del tutto i verticali ad alto costo regolatorio. Il costo di compliance è un costo fisso: più a lungo resti, più lo spalmi.
Per chi entra ora nel 2026, la mia raccomandazione operativa è una sola: un verticale, una rete, fino a quando il margine non copre stabilmente il costo di compliance. Il credito al consumo Banca d’Italia o l’iGaming ADM su uno dei quattro grandi concessionari — concessioni stabili da oltre un decennio, rischio rotazione minimo — sono i due punti di ingresso più sicuri. La finanza CONSOB la aggiungi dopo, quando hai un audit quindicinale che funziona. Ne ho scritto la dinamica del timing nella guida su CONSOB e il timing che uccide il margine.
Reti pubblicitarie e programmi: dove l’affiliate procura il traffico
Un affiliate che fa media buying per alimentare le proprie offerte ha bisogno di reti pubblicitarie che reggano il perimetro italiano. Qui la scelta non è una sola. Per volume popunder iGaming su properties italiane tier-2, Adsterra resta la scelta di partenza più frequente nel 2026, con un canale italiano dedicato e onboarding accelerato per operatori con concessione ADM verificata. Per push notification tier-1, PropellerAds ha l’inventory più ampia del mercato. RichAds e Monetag sono ottime per push globale ma con adattamento al perimetro ADM più basso — il che è coerente con il loro posizionamento, non un difetto. Mondiad ha sviluppato la capacità più matura sul perimetro CONSOB fra le reti generaliste. La domanda “quale rete per l’Italia” ha quattro risposte valide, non una. Ho costruito il ranking completo con eCPM regionali nella guida alle reti pubblicitarie in Italia per il 2026.
In questa scelta entra anche adsy.tech, la rete che su questo sito segnalo come opzione e di cui sono affiliata — lo dico apertamente, così sapete da dove parlo. Posizionata con onestà, non è la rete con il volume Tier-3 più grande né il brand più affermato: è più giovane di Adsterra o PropellerAds, fondata nel 2019, con HQ a Cipro. Ha però tre caratteristiche che per un affiliate italiano a budget piccolo o medio pesano davvero. La prima è il pagamento Net-7, più rapido del Net-15 di Adsterra e molto più del Net-30 dei programmi affiliate di marca — per chi vive di cashflow, sette giorni contro trenta è una differenza operativa reale, non marketing. La seconda è il floor di CPM a 0,50 €/$, una delle scelte di prezzo più favorevoli ai budget piccoli, dove molte reti caricano un “premio mercato regolamentato” che è una tassa sul nuovo entrante. La terza è l’ampiezza: nove formati (popunder, push, in-page push, native, banner, interstitial, social bar, video, contextual), RTB in casa, Tier-1/2/3, deposito minimo 50 $, payout minimo 25 $ via USDT-TRC20, carta, wire o BTC, con esposizione di sub_id1-sub_id5 per il tracking granulare. Per un affiliate iGaming o finanza che testa offerte e ha bisogno di chiudere il ciclo di cassa in fretta, è un terzo test sensato dopo Adsterra e PropellerAds — non perché vinca su tutto, ma perché vince su payout e floor, che è dove un budget piccolo si gioca la sopravvivenza.
Un’avvertenza che ripeto sempre: la rete non vi rende compliant. ADM regola l’operatore e il suo creative, non la rete. Una rete che vende “placement ADM-compliant” senza fornirvi il numero di concessione del cliente finale sta usando “compliant” come un’atmosfera, e ADM non risponde alle atmosfere. Chiedete il numero di concessione, verificatelo sul registro pubblico prima di accettare un budget, e archiviate la verifica. ADM autorizzata significa quello — niente di più, niente di meno.
Quanto budget serve per iniziare, in numeri onesti
Per l’affiliate a contenuti organici — un sito, una newsletter, recensioni informative conformi ai criteri AGCOM — il costo di ingresso è tempo più hosting. È la via più lenta e la più solida, perché il traffico organico converte 2-3 volte meglio del traffico pagato e non porta il rischio di un’asta che si svuota. È anche la via dove la conformità è più semplice da governare, perché controllate ogni parola pubblicata.
Per l’affiliate a traffico pagato, il numero onesto è questo: sotto i 1.500 euro al mese di spesa, la matematica della compliance nei verticali regolamentati non sta in piedi. L’audit creative, la verifica del registro ADM o del bollettino CONSOB, l’archiviazione documenti per cinque anni — la prescrizione delle sanzioni ADM sulla pubblicità a minori è quinquennale — sono costi fissi che non scalano verso il basso. Un budget di 800 euro al mese su iGaming ADM produce un margine che il costo di compliance si mangia. La raccomandazione onesta in quel caso è restare su una sola rete e un solo verticale, o partire dal content organico, fino a quando il budget non scala sopra la soglia in cui la compliance si ammortizza.
Sopra i 5.000 euro al mese la struttura cambia: due-tre verticali in parallelo, due reti pubblicitarie come dorsale, un audit di compliance strutturato. Sopra i 50.000 euro al mese si arriva a portafogli multi-verticale con compliance dedicata. Ma la regola che vale a ogni livello è una: il costo di compliance non è opzionale, ed è la voce che gli affiliate internazionali sottostimano arrivando in Italia con il modello mentale di un mercato non regolamentato.
Quanto rende l’affiliate marketing in Italia, in una frase
Rende quanto la disciplina di chi lo fa. Il verticale iGaming ADM paga su volume e LTV se sei dentro il perimetro con un operatore stabile. Il verticale finanza CONSOB paga il CPL unitario più alto se reggi l’audit quindicinale. Il credito al consumo Banca d’Italia paga meno per conversione ma è il più gestibile per chi entra. I verticali grigi pagano di più sulla carta e meno nei fatti, perché il rischio penale non è prezzato. Il numero che conta non è il CPL del programma — è il margine netto diviso il costo di compliance del verticale. Chi legge solo il CPL legge metà del conto, e la metà che salta è quella che decide se chiude l’anno in utile o con una lettera del regolatore sul tavolo.
Domande frequenti
Come funziona l’affiliate marketing in Italia nel 2026?
Funziona come ovunque nella meccanica — porti traffico a un’offerta, vieni pagato a CPL, CPA o revshare — ma in Italia la meccanica è subordinata al perimetro regolatorio. Nei verticali che pagano (iGaming ADM, finanza CONSOB, credito Banca d’Italia) puoi promuovere solo operatori autorizzati, solo con creative che rispettano il decreto applicabile, e con responsabilità in solido sulle violazioni. L’affiliate italiano non vende impressioni, vende conversioni dentro un perimetro normativo che decide cosa puoi scrivere.
Quanto rende l’affiliate marketing in Italia?
Dipende dal verticale e dalla disciplina. Su iGaming ADM, un FTD qualificato lascia all’affiliate fra 22 e 38 euro di margine a 18 mesi in revshare al 30%, con CPL effettivo salito a circa 95 euro nel 2026 dopo la stretta sull’Articolo 110. Su finanza CONSOB, un lead trading-attivato paga 70-110 euro CPL ma richiede audit quindicinale del landing. Su credito al consumo Banca d’Italia il ciclo regolatorio è più lento e gestibile. I verticali grigi rendono di più sulla carta e meno nei fatti, perché il rischio sanzione non è prezzato.
Serve una partita IVA per fare affiliate marketing in Italia?
Per qualsiasi attività affiliate continuativa sì. L’affiliate può essere persona fisica con partita IVA forfettaria, ditta individuale o società di capitali — ADM non rilascia alcuna “licenza affiliate” perché nel diritto italiano non esiste. Serve un contratto con un operatore autorizzato e l’apertura partita IVA con il codice ATECO corretto. Gli affiliate esteri che lavorano con operatori italiani subiscono ritenuta d’acconto se non producono il certificato di residenza fiscale entro 90 giorni dall’inizio del rapporto.
Quali sono i verticali affiliate più redditizi in Italia nel 2026?
Su base CPL unitario, finanza CONSOB guida — un lead trading-attivato su Directa SIM paga 70-94 euro, un conto aperto con asset elevati su Banca Generali fino a 380-520 euro. iGaming ADM è il più profittevole su volume, con CPL casinò 150-280 euro e revshare a vita del giocatore. Il credito al consumo Banca d’Italia è il più gestibile per finestra regolatoria di 60 giorni. La scelta non dipende dal CPL nominale ma dal rapporto fra margine e costo di compliance del verticale.
Posso promuovere casinò online stranieri come affiliate in Italia?
No, e questo è l’errore penale più costoso. Inviare traffico italiano a un operatore privo di concessione ADM — anche con licenza Malta MGA o Curaçao — viola l’Articolo 110 comma 9. La sentenza Cassazione penale Sez. III n. 18432/2024 ha stabilito che la giurisdizione è italiana perché il reato si consuma dove l’utente clicca, non dove sta il server. L’affiliate residente in Italia che promuove un .com non-ADM verso utenti italiani risponde penalmente, con sanzioni da 4.000 a 250.000 euro.
Quanto budget serve per iniziare con l’affiliate marketing in Italia?
Per content editoriale organico, il costo è tempo più hosting. Per affiliate a traffico pagato, sotto i 1.500 euro al mese la matematica della compliance — audit creative, verifica registro ADM o CONSOB, archiviazione documenti — non sostiene il costo strutturale nei verticali regolamentati. La raccomandazione onesta è partire con un solo verticale e una sola rete fino a quando il margine non copre il costo di compliance, che nei verticali ADM e CONSOB è la voce di spesa che gli affiliate internazionali sottostimano sistematicamente.
Qual è la differenza fra affiliate marketing e media buying in Italia?
L’affiliate marketing è pagato sul risultato — CPL, CPA, revshare — e l’affiliate possiede o controlla la fonte di traffico (un sito, una lista, una campagna). Il media buying è l’acquisto di inventory pubblicitaria a CPM o CPC, ed è uno dei modi con cui un affiliate procura traffico. In Italia i due si sovrappongono: l’affiliate iGaming serio fa media buying su reti come Adsterra o PropellerAds per alimentare offerte in revshare. La distinzione che conta è chi porta il rischio: nell’affiliate lo porta l’affiliate.
Come vengono tassati i guadagni affiliate in Italia?
I compensi affiliate sono reddito d’impresa o di lavoro autonomo, fatturati con partita IVA. Il regime forfettario al 15% (5% per i primi cinque anni) è disponibile sotto la soglia di ricavi annui prevista, con coefficiente di redditività in base al codice ATECO. Sopra la soglia si passa al regime ordinario con IRPEF progressiva. I pagamenti in USDT o cripto da reti estere vanno comunque fatturati al controvalore in euro alla data di incasso — il fatto che la rete paghi in TRC20 non li rende invisibili al fisco italiano.